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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Iniziamo da una delle storie che ci ha appassionato di più.
Tendenze dal Salone di Miami
Da Barche a Motore 1997, n.3, aprile, pag. 40-49.
Un’analisi delle ultime tendenze in arrivo dagli Stati Uniti e una rassegna di soluzioni inedite, di mode sconcertanti e di “americanate” che presto lasceranno sicuramente un segno anche da questa parte dell’oceano. Più di tremila imbarcazioni in esposizione, tante novità e una marea di cose curiose e di gadget: è quanto offre il Miami Boat Show, il più grande salone nautico del mondo. Quattro aree espositive separate e distanti tra loro alcuni chilometri ma collegate da un efficiente servizio di navette. E in più una grande sezione dedicata alle barche usate, tutte ormeggiate lungo un canale della famosa Biscayne Bay. Ma non è tutto, il Salone di Miami è anche occasione di ritrovo per i più prestigiosi megayacht, provenienti da ogni parte del mondo.
Ottimismo e benessere hanno riconquistato l’America. La crisi degli anni passati è ormai solo un vecchio e triste ricordo, l’economia ha ripreso a tirare più che mai e la barca non è più solo un sogno. Una piena conferma di questa situazione ci arriva dall’International Boat Show di Miami, la rassegna americana più grande e importante della nautica da diporto a motore, arrivata alla sua 56° edizione, che si è conclusa con un bilancio positivo, per molti anche ben oltre le aspettative. È proprio qui che già lo scorso anno si erano notati i primi segni della ripresa. Dalle tre grandi aree espositive dedicate esclusivamente alle imbarcazioni a motore e ai loro accessori, tra tradizione, miti intramontabili e tecnologia sono nate nuove idee, nuove tendenze e nuove mode pronte a lanciarsi alla conquista dei mercati stranieri. Il ritorno alla voglia di spendere da parte della “medium class”, quella che fa realmente numero e che rispecchia e determina il reale stato di salute dell’economia di un Paese, spiega l’alta concentrazione di nuovi modelli proprio nella fascia di barche medio-piccole, fino a 12 metri. All’utenza più giovane e sportiva, quella che fece sua la moda delle moto d’acqua, i cantieri propongono oggi un’ampia e coloratissima gamma di piccoli scafi con motori jet, molto più comodi delle moto ma non per questo meno divertenti. Il motoscafo tradizionale, quello con la pontatura prodiera e tanto amato dagli italiani, oltreoceano può ormai considerarsi in via d’estinzione, al suo posto i più abitabili bow rider, già presenti sul mercato americano da una ventina d’anni, ma in continua evoluzione. Ora la zona prodiera viene sfruttata sempre di più e sempre meglio, tanto che le ultimissime tendenze l’hanno quasi interamente trasformata. Poppa e prora sono diventate infatti praticamente uguali, della stessa larghezza ed entrambe dotate di plancetta e scaletta per il bagno.
Il motoscafo in versione bow rider è sempre il preferito dagli americani. Offre pochi volumi di stivaggio ma, in compenso, permette di ospitare con agio più persone. Nella foto, il Cobalt 200.
Ma il vero protagonista di questo salone è, come sempre del resto, il fisherman. In America infatti la pesca d’altura è un vero e proprio fenomeno di massa. Per raggiungere le acque più pescose, come quelle della Florida, cioè quelle dove transita la corrente del Golfo, i veri appassionati percorrono centinaia e centinaia di miglia. È necessario perciò avere a disposizione imbarcazioni veloci, sicure e dotate di grande autonomia: in pratica il fisherman in tutte le sue tipologie. Ovviamente per le battute di pesca più impegnative e che richiedono lunghe permanenze in mare la barca ideale è il classico convertible sopra i 10 metri con la prua alta e svasata, per affrontare con estrema sicurezza anche le condizioni di mare più impervie, e la poppa con bordo libero molto basso, per facilitare l’imbarco delle prede. Sempre di queste dimensioni, si sta decisamente affermando la moda degli “open fisherman”, lanciata negli ultimi anni dai più noti cantieri del settore e già molto apprezzata anche in Mediterraneo. Si tratta di scafi che, pur riproponendo le stesse linee dei convertible, sono privi della sovrastruttura che ospita il flying bridge, e hanno la timoneria in pozzetto. Quest’ultimo si articola generalmente su due livelli, uno più basso e privo di ingombri a poppa, dove viene collocata la sedia da combattimento e le vasche del vivo e del pescato; l’altro, leggermente superiore, ospita invece il posto di pilotaggio e i sedili per il copilota e gli altri ospiti. Questa zona inoltre è spesso sovrastata e protetta da un tuna tower per l’avvistamento delle prede, il principale accessorio a cui non possono assolutamente rinunciare i pescatori più accaniti.
Lo Scratch di Voyager Marine. Lungo 4,42 metri.
Dedicati alla pesca e di grande successo sono anche i più piccoli cabinati walk around, sempre più ricchi di volumi di stivaggio per le attrezzature. La cabina risulta abbastanza confortevole per consentire di trascorrere, ovviamente senza troppe pretese, anche alcune notti a bordo. Per le battute di pesca più brevi, inoltre, sono molto apprezzati gli scafi open come i center console che hanno iniziato a raccogliere numerosi consensi anche dal mercato italiano. Tipicamente americane sono invece quelle barche con carena piatta e grossi motori fuoribordo, ideali per muoversi nei bassi fondali delle pescose zone lagunari. Passando al settore della crociera classica, da segnalare i grandi progressi raggiunti dai produttori di day e di express cruiser nello sfruttamento dei volumi interni. Gli ambienti si presentano ampi e luminosi, ed è finalmente scomparsa la tendenza di alcuni anni fa che vedeva le case costruttrici fare a gara per riuscire a incastrare più posti letto su barche di uguali dimensioni. Le stesse considerazioni possono essere riprese per quanto riguarda i flying bridge, che tuttavia si trovano spesso in competizione con i convertible, ormai in grado di offrire il massimo comfort anche a chi di pesca proprio non ne vuole sapere. Per navigare tranquilli e senza fretta stanno riguadagnando terreno i trawler; sulla scia degli ormai mitici Grand Banks altri cantieri stanno producendo valide imbarcazioni. Anche le pilothouse, una via di mezzo tra il trawler e il tradizionale motoryacht, che non sono ancora riuscite a conquistare i nostri mari, sono apprezzate da parecchi diportisti americani.
Sulla scia del successo delle jet boat, la See Doo del Gruppo Bombardier propone l’Explorer. Si tratta di un gommone a carena rigida che si guida come una moto d’acqua ma dove si sta decisamente più comodi e asciutti.
Tanto che si sta affermando la moda di quelle che si possono definire “case galleggianti'”, a livello estetico non bellissime ma eccezionalmente comode e pratiche, nonostante le loro dimensioni contenute, per prolungate permanenze a bordo, senza avere nulla da invidiare al comfort di casa. Ma anche gli americani che amano la velocità pura non hanno di che lamentarsi: numerosi sono infatti i cantieri che dedicano almeno una parte della loro produzione alla realizzazione di scafi superveloci, monocarena o catamarani. Molto strette, con pontatura completamente piatta, sedili avvolgenti, l’immancabile cuscino prendisole poppiero, cabine accoglienti ma ridotte al minimo indispensabile e motori ruggenti, queste barche si presentano sempre più colorate e appariscenti, con cruscotti e motori rigorosamente in tinta.
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