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Benvenuti nella sezione speciale “BAM 35 Anni”. Vi stiamo presentando gli articoli “cult” tratti dall’archivio di Barche a Motore, a partire dal 1990. Un viaggio nel tempo tra storie introvabili oggi, anche nel grande mare di internet! Un tuffo nel mondo dei momenti epici della nautica a motore. Ecco una delle storie che ci ha appassionato di più.
Ci aspetta un futuro elettrizzante
Da Barche a Motore 2021, n. 20, luglio-agosto, pag. 54-59.
Sostenibilità. Tecnologia e valori sportivi. Le E1 Series segnano una svolta nella motonautica.
Nulla sarà più come prima. Lo avevamo evidenziato nel servizio pubblicato sul numero 18 di Barche a Motore. Dalle parole ai fatti. II progetto E1 Series è entrato nel vivo. Dopo l’annuncio avvenuto a fine settembre dello scorso anno, siamo giunti alla seconda decisiva tappa che proietta il mondo delle competizioni motonautiche direttamente nel futuro. Un futuro neanche troppo lontano. Sì, perché il tempo rimasto a disposizione è davvero poco. Questo nuovo progetto oltre alla componente puramente sportiva si prefigge un obiettivo ancora più ambizioso: ovvero sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema di una mobilità sostenibile anche sull’acqua. Le premesse per raggiungere questo traguardo ci sono tutte e nascono dall’esperienza maturata nell’automotive, dove la transizione verso la propulsione elettrica oggi si può toccare con mano. A dare un forte contributo a questo passaggio epocale è stata la Formula E, diventata per tutte le più importanti aziende automobilistiche il banco di prova per studiare e mettere a punto, sul fronte dell’elettrico, le tecnologie che oggi equipaggiano le vetture elettriche da strada. Ecco perché non è un caso se gli ideatori dell’UIM E1 World Electric Powerboat Series siano proprio Alejandro Agag e Rodi Basso che, oltre a vantare una grande esperienza nel mondo delle competizioni automobilistiche (Agag ha ideato la Formula E e l’Extreme E, mentre Rodi Basso vanta esperienze in Formula Uno con Ferrari, McLaren e Red Bull Racing, Ndr), condividono la stessa visione sul futuro della mobilità sul mare. Abbiamo incontrato Rodi Basso, Ceo e co-founder dell’UIM World Electric Powerboat Series, all’indomani del lancio ufficiale del RaceBird, la barca con la quale si correrà il mondiale, occasione nella quale ha concesso questa intervista a Barche a Motore.
Il RaceBird misura 7 metri di lunghezza, ha una propulsione elettrica, è dotato di foil e raggiunge i 50 nodi di velocità.
BaM – Dall’idea al progetto finale della barca in meno di due anni. Non male per un evento di questa portata. Come ci è riuscito?
Rodi Basso – E’ stata una combinazione di fattori. Vale la pena ricordare che questa iniziativa nasce in pieno lockdown. Paradossalmente se gli effetti collaterali della pandemia si sono toccati con mano con una paralisi totale o quasi delle attività, dall’altra hanno invece permesso di riscoprire una risorsa preziosa: il tempo. Quello che mi ha permesso di analizzare e condividere questo progetto con Alejandro Agag nei nostri numerosi incontri avvenuti a Londra proprio in quel periodo. C’è poi un’altra questione: la fragilità dell’ecosistema marino. Oggi lo stato di salute degli oceani è una priorità che non può essere più rimandata. Va affrontata subito e lo sport è un canale di comunicazione straordinario per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema così delicato. C’è poi l’aspetto imprenditoriale. Il mio percorso professionale attinge principalmente al mondo del motor sport. Volevo mettere a frutto questa esperienza per creare un format unico nel suo genere.
BaM – E’ corretto dire che l’E1 Series prima ancora di essere un evento sportivo è una piattaforma che riunisce esperienze diverse? R.B. – Senza dubbio. A partire dalla propulsione elettrica che mutua sull’acqua quello che con successo è stato sperimentato sull’asfalto con la Formula E. Il format prevede gare che si disputano su specchi d’acqua a ridosso di alcune città di mare, alternate a tappe in alcune delle zone più remote del pianeta. Ma la finalità di questa kermesse è anche quella di essere un vero e proprio incubatore d’idee. Non a caso il progetto della barca nasce da una start-up inglese, la SeaBird Technologies. Poi c’è la componente nautica che, in questo caso, coinvolge la Victory Marine di Brunello Acampora. Infine, l’ingrediente più importante: lo spettacolo. Da qui l’idea di puntare sui foil che renderanno le gare molto avvincenti. D’altronde basta vedere cosa è successo nell’ultima edizione della Coppa America. La nostra ambizione è allargare il più possibile la platea degli spettatori avvicinando a questo sport anche chi ha poca familiarità con le barche e la nautica.
BaM – Siete arrivati al momento giusto con l’idea giusta? R.B. – In effetti la motonautica come sport sta attraversando un momento di transizione. Sono certo, però, che le UIM World Electric Powerboat Series hanno tutte le carte in regola per far tornare alla ribalta uno sport ricco di fascino. Anche perché si tratta di una formula in linea con il momento storico che stiamo vivendo.
Il team dell’E1 Series composto da Alejandro Agag (a sinistra), Sophi Horne, fondatrice di SeaBird Technologies e Rodi Basso co-fondatore e CEO.
BaM – Molto dipenderà dallo spettacolo che queste barche offriranno in gara. R.B. – C’è da scommetterci. Il RaceBird misura 7 metri di lunghezza, ha una larghezza di 2 metri e un peso complessivo di 800 kg e potrà raggiungere i 50 nodi di velocità. Ma non è solo una questione di prestazioni. L’abilità dei piloti (un uomo e una donna) sarà messa alla prova nella capacità che avranno di saper gestire l’energia a disposizione, proprio perché non sono previste ricariche durante le gare. A calendario prevediamo di dare il via alla prima gara nel 2023. Ci saranno solo 12 team. Il mondiale sarà composto da 10 tappe, cinque delle quali in Europa, mentre le restanti cinque si disputeranno in zone remote del pianeta, non necessariamente sul mare ma anche su fiumi o laghi.
BaM – Come è accaduto con la Formula Uno prima e con la Formula E in tempi più recenti ritiene che anche le E1Series potranno generare ricadute anche nel settore del diporto? R.B. – Auspichiamo proprio questo. L’idea è mettere al servizio dell’industria nautica le nostre competenze e il nostro know-how attivando collaborazioni sinergiche con il settore nautico. Il tema dell’elettrificazione inserita in un contesto marino è ancora agli inizi e noi vogliamo fare la nostra parte.
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