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Aria di America’s Cup a Barcellona. La zona intono al Port Vell è quella designata per fare da casa ai capannoni dei team impegnati nella competizione più famosa del mondo nella vela. Arrivo alla banchina dove è schierata la flotta di De Antonio Yachts, dal D50 al nuovo D32 Open, la barca che sto per provare.
De Antonio Yachts D32
È la sorella minore del De Antonio D36, modello che commercialmente ha raggiunto un successo molto importante e che ora, proprio con la Coppa America, arriva in versione “turbo” sotto il nome di D37, spinta da due motori, rigorosamente fuoribordo, Mercury Racing da 400 cavalli, per fare da barca appoggio ufficiale del team Alinghi Red Bull Racing. E se una compagine come quella svizzera ha scelto De Antonio Yachts, vuol dire che i walkaround dai fuoribordo nascosti hanno davvero qualcosa di speciale.
Torniamo al nostro D32: di fatto condivide la stessa filosofia progettuale della maggiore, ma in dimensioni e costi più contenuti. La lunghezza fuoritutto è di 9.9 metri, grossomodo uno in meno rispetto al D36. Su un natante questa differenza si sente particolarmente, ma il lavoro progettuale ha permesso di offrire di fatto le stesse caratteristiche: ad essere “sacrificati” sono il tender garage e parte dello spazio a centro scafo dove troviamo una dinette più contenuta che comunque offre due panche e un tavolo al centro. Questo discorso, però, vale solo nella teoria.
Il D32 ha tutto quello che serve e ce ne accorgiamo muovendoci a bordo. A poppa c’è un grande prendisole che nasconde i motori subito a ridosso della piattaforma. Verso prua, invece, sotto il t-top c’è sia una cucina completa che una tripla seduta di fronte alla plancia di comando. Quest’ultimo è un dettaglio tutt’altro che banale, soprattutto per coloro che vogliono stare in mare più a lungo e quindi godersi anche la navigazione in compagnia. Davanti al parabrezza c’è, infine, un secondo prendisole che completa gli spazi esterni sul piano di coperta. Se il D36 strizzava l’occhio alle crociere, pur mantenendo un’anima walkaround, il D32 è sicuramente iscritto alla lista dei weekender più interessanti per il 2024.
Il natante walkaround cabinato
Sottocoperta il cantiere spagnolo DeAntonio Yachts è andato nella direzione del less is more togliendo i fronzoli e restituendo al diportista una barca essenziale, ma con tanto volume soprattutto a prua e dotata di quattro posti letto e di un bagno separato. Nell’ottica di ottimizzare gli spazi di questo locale, nella versione che ho provato, era stata scelta al posto della porta classica, un’apertura in stile “vela” con cerniera, forse più adatta all’uso giornaliero che a quello cruiser. Tornando ai letti, invece, il matrimoniale di prua può essere ripiegato per avere una dinette. Sull’altro versante, senza sala macchine, i volumi a poppa sono sfruttati al massimo offrendo all’armatore o ai suoi ospiti una cuccetta doppia su un layout fisso. Tenuto conto che stiamo parlando di un natante (sotto i 10 metri), gli interni sono comunque adeguati all’uso per cui nascono e ben fruibili per il weekend.
Come naviga questo De Antonio
Quando a poppa ci sono due V8 da 300 cavalli che, anche se non si vedono, si fanno sentire. I quasi 50 nodi di velocità massima promessi la dicono lunga sulla carena a doppio step del D32. Il giorno del test a Barcellona soffiava un vento dal mare a circa 15 nodi, ideale per gli AC40 della Coppa America in allenamento, ma meno per provare una barca a motore vista l’onda piuttosto alta e fastidiosa che alzava. Per questo parliamo di “promessa” visto che la top speed di 48 nodi è un dato raccolto dal cantiere.
Nonostante questo, trovando un compromesso tra sicurezza e velocità, sono riuscito a portare toccare i 30 nodi, coi motori a 4.500 giri. Non è quindi fantascienza pensare che a 6.000 giri si possa correre a 48 nodi di velocità. Il dritto di prua verticale si dimostra capace di tagliare bene le onde di prua, mentre con il mare in poppa quando si scende sull’onda un po’ di acqua ci raggiunge, anche perché in quel momento l’obiettivo era di toccare la velocità più alta possibile. La protezione di parabrezza e tetto comunque fa il suo dovere e lo scafo naviga senza problemi in condizioni dove la maggior parte dei diportisti sarebbe rimasta in porto.
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